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giovedì, 28 settembre 2006

Il primo spettacolo sull' omosessualità mai prodotto in India, 'The Alien Flower', arriva in prima europea a Bologna, in programma a Teatri di Vita il 10 e l’11 novembre per Cuore d’India, primo festival di danza contemporanea dedicato al grande Paese asiatico.

Lo spettacolo è del Sapphire Creations Dance Workshop, con la coreografia di Sudarshan Chakravorty: destò grande scalpore quando debuttò a Calcutta dieci anni fa. Per la prima e unica volta la danza indiana affrontava esplicitamente il tema dell’ omosessualità, che è tutt'ora punibile con il carcere in India.

Un vero choc, che la compagnia e il coreografo scontarono con la diffidenza e l’ostracismo, confermando la vocazione a confrontarsi con la diversità e l’esclusione sociale, temi sociali molto forti nel Paese delle 'caste'. 'The Alien Flower' è però anche un’opera delicata che parla alle emozioni, dove il protagonista 'fiore alienò soffre isolato, costretto ad un matrimonio di copertura, umiliato e destinato al finale drammatico. Qui la danza attinge alla poesia, quella dei versi gay di Sanjay Vasa e Rakesh Ratti.

Lo spettacolo è stato rappresentato, oltre che in altre città dell’India, anche in Malesia e Australia. Ora arriva per la prima volta in Europa. Dopo lo spettacolo, sarà presentato un lavoro della compagnia Sapphire per un progetto di sostegno dei tanti sieropositivi che in India vivono senza prospettive: si chiama 'Positive Lives' e, presentato due anni fa alla conferenza internazionale sull'Aids di Bangkok, è un programma di danza, fotografia e musica, realizzato in vari luoghi dello stato del West Bengala, insieme alle organizzazioni di volontariato Sparsha e Saathi, con la collaborazione della Elton John Aids Foundation di Londra e del fotografo Ranjit Sinha.

'The Alien Flower' chiude la rassegna Cuore d’India, excursus internazionale della danza contemporanea avviato da Teatri di Vita l’anno scorso con uno sguardo sulla Cina: quest’anno, con l'India, altro grande impero economico emergente, la rassegna propone altri due spettacoli. Al festival anche una reinterpretazione della tradizione indiana con 'Purusharthà (27 e 28 ottobre) che parla di 'dharma' e 'kama' (elevazione e spiritualità), ma con il coreografo Jayachandran Palahzy (Attakalari Centre for Movement Arts di Bangalore, realtà di punta dell’India meridionale) che sceglie proiezioni digitali e sonorità contemporanee per suggerire il contesto urbano indiano, ma anche l’energica danza di Attakalari insieme al Tai Chi cinese, alla danza africana, alla capoeira brasiliana, alla tradizione europea.

Terzo spettacolo del festival è 'Paper Doll' della coreografa Padmini Chettur (3 e 4 novembre), una delle voci più forti della nuova danza indiana: in prima italiana, parla di donne al di fuori di ogni stereotipo, corpi come file di figurine di carta tagliate dai bambini, esprimendo fragilità, emozioni intime e delicate.

Di tutt'altro stampo l’apertura della stagione di Teatri di Vita, con una inedita versione slovena de 'Il nome della rosa' tratto dal romanzo di Umberto Eco, in prima nazionale (6-8 ottobre): Matjaz Berger, regista della compagnia Slovensko Mladinsko Gledalisce di Lubiana, pone al centro la figura umana attraverso gli occhi di Guglielmo e il monastero diventa un mondo di conflitti e misteri indicibili.

La stagione, che prosegue con il ritorno di Eva Robin's con 'Il Frigo' di Copi per la regia di Andrea Adriatico, si chiude con Loro del Reno (5-17 dicembre), festival vetrina delle nuove tendenze del teatro e della danza in Emilia-Romagna.

(ANSA)

Postato da: bepperamina a 13:05 | link | commenti |

martedì, 26 settembre 2006

lGli animalisti del Peta - Persone per il trattamento etico degli animali - hanno chiesto all'Alta Corte di Mumbai, capitale dello stato del Maharashtra, in India, di bandire l'accesso degli elefanti in città. La richiesta, che è stata firmata anche da alcune star di Bollywood, arriva dopo la morte dell'elefante Laxmi, deceduto dopo essere stato investito da un camion. Una decina di anni fa era stato vietato l'accesso ai cammelli, utilizzati anche per gare di corsa sulle spiagge con relativo corollario di scommesse.

Postato da: bepperamina a 17:50 | link | commenti |

 
Il 27 Agosto 2006 è morta Tee A. Corinne.
A lei e alla sua opera abbiamo voluto fare un omaggio con questa pagina sul sito Fuoricampo:
http://www.fuoricampo.net/tee-corinne/index.html
 
Linda Tee Cutchin (Tee Corinne) è stata la fotografa lesbica per eccellenza, la prima a rappresentare l'erotismo lesbico in tempi in cui il "coming out" era una rarità. Nata il 3 novembre 1943 in Florida, è morta il 27 agosto nell'Oregon, a 62 anni, per un cancro al fegato che le era stato diagnosticato in marzo. Artista "militante", ha fotografato tutte le protagoniste, celebri e non, del movimento lesbico dagli anni Settanta ad oggi negli Stati Uniti. Il suo "Cunt Coloring Book" del 1975, dedicato alle vulve, fece scandalo. E cosi' la sensualità delle sue immagini lesbiche sessualmente esplicite, realizzate con negativi solarizzati. Nelle sue opere intensamente originali ha integrato fotografia, stampa, pittura.
Fra le sue raccolte di foto; "Lesbian Muse: The Women Behind the Words" (1989), "Women Who Loved Women" (1984), "Yantras of Womanlove" (1982), "At Six -an artist's book" (1990). Ha scritto anche romanzi, saggi, poesie. Le sue immagini sono state utilizzate da quasi tutte le riviste lesbiche e femministe.
In un "personal statement" scritto poco prima di morire, ha detto: "Credo nei rapporti a lungo termine, nei cani, nei gatti, nella natura".
In suo onore Moonforce Media ha fondato il Tee A. Corinne Prize for Lesbian Media Artists. Corinne ha lasciato i suoi manoscritti ed altri materiali alla Biblioteca dell'University of Oregon.
 
p.s. Se volete fare un link nel vostro sito a questa pagina,
per noi sarà un piacere e sarà un omaggio in più a Tee A.Corinne.

Postato da: bepperamina a 15:31 | link | commenti |

lunedì, 25 settembre 2006

Una campagna sostiene i diritti gay in India

Di Amelia Gentleman per l’International herald Tribune

Pubblicato il 15 settembre 2006

New Delhi

In un clima di crescente tolleranza sessuale nelle città dell’India, sta prendendo forza una campagna per spingere il Governo a decriminalizzare l’omosessualità. Alcune fra le più influenti personalità indiane – dallo scrittore Vikram Seth fino al premio Nobel per l’economia Amartya Sen – hanno aggiunto le loro voci ad una lettera di protesta che chiede alle autorità di abrogare la "crudele e discriminatoria" legislazione antigay.

Eccezionalmente, la lettere vede fra i firmatari alcuni fra i personaggi più in vista dell’India più tradizionalista e conservatrice – dal mondo degli affari, ad alti dirigenti dello Stato, al mondo giudiziario - a fianco di noti esponenti dei gruppi che si battono per il riconoscimento dei diritti umani.

"Alcune fra le più illustri personalità del nostro Paese si sono unite per dire che quello all’espressione dell’identità e della sessualità è uno fra i diritti fondametali che devono essere riconosciuti", osserva Siddharth Dube, scrittore e dirigente dell’Unaids, l’organizzazione delle Nazioni Unite che opera contro l’Aids. "I più rispettati esponenti della nostra società – prosegue Dube - si sono alzati in piedi e stanno dicendo che in questa legge c’è qualcosa di fortemente sbagliato. Sarebbe sorprendente se il Governo non desse loro ascolto".

Sono circa 150 le personalità che chiedono di abrogare immediatamente l’articolo 377 del Codice penale Indiano che mette al bando i rapporti omosessuali. Nella lettera indirizzata al Governo, che verrà pubblicata domenica 17 settembre con un annuncio a pagamento sui principali quotidiani indiani, i firmatari denunciano il fatto che questo articolo viene utilizzato per "perseguitare sistematicamente, minacciare, arrestare e terrorizzare le minoranze sessuali".

"L’articolo 377 – prosegue la lettera – ha generato intolleranza e abusi, costringendo decine di milioni di omosessuali e bisessuali, uomini e donne, a vivere nella paura e nel segreto pagando costi tremendi per se stessi e per le loro famiglie".

Negli ultimi tempi, l’opposizione nei confronti di questa legge si è rafforzata per almeno due ragioni: da un lato, perché viene vista come un anacronismo, il cascame di un’epoca lontana e meno aperta; dall’altro lato, come denunciano le associazioni che si battono per contenere la diffusione dell’Aids, perché ostacola i tentativi di prendere contatto con i gruppi sociali più esposti al contagio.

La lettera, che è stata firmata anche da Soli Sorabjee, ex avvocato generale dello Stato, e da Nitin Desai, ex sottosegretario generale dell’Onu, oltre che da personalità di primo piano che vanno da direttori di quotidiani ad ammiragli, sottolinea che la legge è stata utilizzata "da funzionari omofobici per impedire il lavoro dei gruppi che operano nella prevenzione dell’Hiv-Aids, lasciando gli uomini gay e bisessuali indiani sempre più indifesi di fronte alla diffuzione dell’Hiv".

La lettera è stata diffusa anche per fare pressione sull’Alta Corte di Delhi che, dopo una serie di rinvii, ai primi di ottobre dovrebbe pronunciarsi sulla possibilità di modificare l’articolo 377. Lo scorso anno, davanti all’Alta Corte, il Governo si era opposto una identica richiesta della Nazi Foundation, una delle maggiori Ong che si battono contro l’Aids, sostenendo che "la moralità pubblica deve prevalere sull’esercizio di un diritto individuale", ma, successivamente, in una seconda udienza, il nuovo avvocato dello Stato si era pronunciato in modo più possibilista.

Secondo i dati diffusi dall’Unaids nel maggio scorso, l’India detiene il primato mondiale di persone con l’Hiv, circa 5.7 milioni. Qualche settimana più tardi, l’Ufficio governativo per la prevenzione dell’Aids ha affermato pubblicamente che la legge va modificata, avvertendo che "l’articolo 377 aiuta la diffusione dell’Hiv nel Paese".

Secondo gli attivisti delle organizzazioni per i diritti umani e delle Ong che si battono contro l’Aids, il Governo (che va dal Partito del Congresso di Sonia Gandhi ai Partiti Comunisti) sarebbe orientato a decriminalizzare i rapporti omosessuali.

Nella lettera, i firmatari allargano le loro motivazioni da una questione di garanzia della salute ad argomentazioni di carattere morale e legate al rispetto dei diritti umani. Viene ad esempio ricordato che la legge venne imposta dai britannici nei decenni del colonialismo e che non riflette in nulla gli antichi valori Hindu. L’epica induista, infatti, mostra un approccio piuttosto tollerante nei confronti delle omosessualità e le figure incise su pietra nei templi di Khajuraho, nell’India del Nord, mostrano esplicitamente uomini che fanno sesso con altri uomini.

Un altro argomento a favore del cambiamento della legge è dato dal fatto che l’articolo 377 punisce, con una pena che può arrivare fino a 10 anni di detenzione, tutti gli atti sessuali considerati "innaturali", mescolando in un’unica fattispecie omosessualità, pedofilia, rapporti con gli altri animali.

Per quanto venga raramente applicata, la sua esistenza dà mano libera alla polizia per ricattare e vessare le persone omosessuali.

Siddharth Dube ricorda che il timore di venire perseguitato e la necessità di tenere in ombra la propria identità lo spinse ad allontanarsi dall’India e a vivere la gran parte della prorpia età adulta all’estero. "A volte – osserva – le persone commettono l’errore di sottovalutare gli effetti di questa legge, sostenendo che solo raramente viene applicata. Ma non è necessario finire davanti ad un giudice per esserne spaventati. Come gay e indiano, uno si sente sempre come un outsider, ostracizzato. Mi sono sentito come un criminale per tutto il tempo in cui ho vissuto qui".

Negli ultimi cinque anni, nelle più cosmopolite città dell’India, il senso comune sta cambiando radicalmente. Kanti Bajpai, il direttore della Doon school, il più prestigioso College indiano, riconosce che ancora dieci anni fa sarebbe stato difficile che una persona che ricoprisse un ruolo di tale rilievo in un’istituzione tanto prestigiosa potesse prendere pubblicamente posizione contro l’articolo 377.

"Oramai siamo parte di una società globalizzata – aggiunge Desai – e le persone sanno bene cosa sta accadendo all’estero. Leggiamo di matrimoni gay e ci domandiamo se abbia senso che in India esista una legge che criminalizza la sessualità fra adulti consenzienti".

Recentemente, sulla spinta della necessità di contrastare la diffuzione dell’Aids, anche la politica ha iniziato a discutere apertamente e per la prima volta di omosessualità e di diritti delle persone omosessuali. Bollywood, la grande industria cinematografica indiana stanziata soprattutto a Bombay, negli ultimi cinque anni ha prodotto diversi film con personaggi gay e lesbiche. Ma il cambiamento è per ora circoscritto alle classi medio-alte delle più grandi città indiane, mentre altrove restano forti pregiudizi.

"Essere gay ha ancora delle ripercussioni, ad esempio sul tipo di lavoro che puoi trovare – ricorda Dube – Per la gran parte delle persone fare il coming out in India resta un incubo".

Postato da: bepperamina a 12:26 | link | commenti |

Domenica 17 settembre 2006, circa 300 attivisti hanno partecipato a Taipei, nella Repubblica di Cina, meglio conosciuta come Taiwan, alla cermonia inaugurale del gay pride. L’evento si è tenuto davanti alla City Hall alla presenza del governo della città e delle associazioni che si battono per i diritti delle persone lesbiche, gay, transgender e bisessuali. "Si tratta di un avvenimento senza precedenti – dicono gli organizzatori del Pride – comparabile solo a città notoriamente gay-friendly come Toronoto o san Francisco".

Il sindaco di taipei, Ma Ying-Jeou, la cui partecipazione era in forse, ha benedetto il Taipei Pride. Congratulandosi con gli organizzatori e i partecipanti, il sindaco ha detto che "essere gay è un fatto naturale che non può venire represso" aggiungendo che l’evento è un importante riconoscimento della capacità della città di abbracciare tutte le differenzeGli organizzatori hanno letto un messaggio del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, nella quale annnuciava di aver inviato una bandiera Rainbow come simbolo dell’amicizia fra le due città, bandiera che è stata issata sulla facciata del Municipio fra gli applausi. Mentre Jason Yeh – presidente del dipartimento affari civili – dichiarava che la missione del Pride di far sì che le persone Glbt siano del tutto parte della comunità era stata compiuta, altri sembravano meno convinti. Per Isa Lin e Ann Chen, due attiviste che partecipavano all’evento, per esempio, "le persone dicono che essere gay o lesbica è una cosa naturale, ma quando ad esserlo è un amico o un parente è tutta un’altra storia. E i politici sono qui perché cercano consensi in vista delle prossime elezioni". Ma altri attivisti sostengono che i risultati raggiunti sono importanti e, sostiene Miles Hsu, "la nostra generazione vedrà grandi cambiamenti e miglioramenti".

La parata conclusiova del Pride di Taipei si terrà il prossimo 30 settembre.

Postato da: bepperamina a 12:25 | link | commenti |



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