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martedì, 17 ottobre 2006

Non ho una buona opinione di chi è controcorrente, ma solo se ben racchiuso nell'accogliente conformismo del proprio gruppo. Gruppo più o meno ampio, a volte vastissimo, tanto da identificarsi, addirittura!, in un popolo, un'etnia, una nazione, un'inflessione dialettale. Altre volte piccolo, modesto nei numeri, ma dall'identità altrettanto forte, anzi, fortissima. Minoranza, radicale per definizione. Eppure anche le e gli appartenenti a questi gruppi raramente vanno controcorrente al proprio interno, fra i e le sodali. Conformismo, timore di perdere il riconoscimento delle altre e degli altri e smarrire la propria individuale identità. No, non ne ho una buona opinione.

Postato da: bepperamina a 12:05 | link | commenti (2) |
controcorrente

mercoledì, 04 ottobre 2006

A proposito degli "Stati Generali del movimento LGTB" - Roma, 30 settembre 2006.

 

In quella realtà composita che per comodità definiamo "movimento LGTB" da molti anni esistono corpose divergenze su una serie di temi.

In genere queste divergenze vengono ricondotte a due polarità: da una parte ArciGay, descritta come istituzionalizzata e, ricorda Nicoletta Poidimani (http://www.nicolettapoidimani.it/) in una mail su Facciamo Breccia "prevalentemente maschile, con una dirigenza maschile"; dall’altra, un insieme di soggetti e gruppi, alcuni dei quali, andrà pure detto, "prevalentemente maschili, con una dirigenza maschile", operativi da molti anni, che si rappresentano maggiormente in relazione a pratiche a/istituzionali – anche se, a volte, nelle loro realtà territoriali fruiscono di risorse e sedi pubbliche – e anti/istituzionali.

Sappiamo che questa descrizione "bipolare" è caricaturale, superficiale, taglia fuori la grande articolazione e ricchezza delle realtà associate e individuali LGTB italiane; ma, poiché è quella di cui da qualche tempo si discute, diamola per vera.

In genere, gli incontri fra queste due polarità provocano alle persone dell’una e dell’altra "fazione", e reciprocamente, stati d’animo che oscillano dalla profonda irritazione all’odio, dal disprezzo al sarcasmo alla diffidenza. Ci si accomiata sentendosi finalmente liberi e libere dalla presenza altrui, coltivando risentimenti e una profonda frustrazione. Si torna alla comunità dei e delle simili per rimotivarsi e confermarsi. La retorica delle parole, scritte e dette, è orientata a togliere valore alle altrui esperienze. L’incontro, anziché essere occasione per accrescersi reciprocamente e conoscersi effettivamente, è luogo di contumelie i cui contenuti, da anni, sono prevedibili con largo anticipo. Tutte pulsioni che, da sole, consiglierebbero un’autoterapia fatta di contatti, diretti e indiretti, limitati allo stretto indispensabile. Direi, al buongiorno e buonasera.

Insomma, da questi incontri non emerge alcunché di nuovo, non vi è un gesto creativo che scompigli posizioni cristalizzate, tutt’altro. Non è solo questione di stati generali. Capita anche nelle realtà locali. Lo vedo a Bologna.

C’è raro spazio per intendersi, per parlare contando sull’ascolto, sulla possibilità di modificare la propria opinione, di dar vita insieme a ipotesi nuove.

Mi sento di dire che al momento è del tutto smarrita la possibilità di dialogo fra i due fantasmatici e fantastici poli del movimento LGTB italiano; che ogni incontro è fonte di reciproca sofferenza; e che meglio sarebbe se ognuno e ognuna percorresse la propria strada senza temere di "apparire divisi". Perché lo siamo, divisi.

Torneremo ad avere due Pride nazionali? Uno a Roma e l’altro in un’altra città d’Italia? Che importa? Ognuno e ognuna avrà salvaguardata la propria identità. Non è questo, in fondo, ciò che conta? Certo, è un po’ bizzarro per un movimento che rivendica il diritto per ogni individuo a sperimentare il nomadismo identitario.... ma tant’è.

Postato da: bepperamina a 18:17 | link | commenti |
generali, stati, stati generali lgtb, lgtb



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