Come direbbe Gabriella Bertozzo, ecco com'eravamo; aggiungo: si è ciò che si è stati
(dall'archivio online di repubblica.it)
I GAY VESTITI ' DA AUSCHWITZ' IN PIAZZA CONTRO BUSCAROLI
Repubblica — 08 giugno 1994 pagina 7
BOLOGNA - "Basta, ho deciso: divento omosessuale. Di fronte alla potenza di questo sodalizio, salto la barricata. Purché la smettano di rompere le balle". Risate beffarde alla battuta di Piero Buscaroli, il professore nero. Cala la sera su Piazza Maggiore: è terminato uno a uno, molte urla pochi spintoni, il primo duello in campo aperto fra rosa e neri, fra omosessuali e post-fascisti, fra il segretario del ' potente sodalizio' Arcigay
Franco Grillini e il giornalista-musicologo Buscaroli, che gli omosessuali li chiama elegantemente "froci" e vorrebbe fossero "isolati e curati". Trecento missini davanti al palco, venti militanti gay poco più in là; in mezzo, una quantità sovrabbondante di divise per evitare scintille fra i due candidati europei più incompatibili di questa campagna elettorale, bolognesi entrambi: Buscaroli, An, che una settimana fa smentiva blandamente l' intervista in cui invitava i gay ad accomodarsi nei campi di concentramento; Grillini, Pds, che subito dopo annunciava: "E io al suo comizio ci vado vestito da internato". Detto e fatto. Alle sei di sera si presenta in piazza Nettuno, dietro l' angolo di piazza Maggiore, così abbigliato: casacca e pantaloni cascanti a strisce bianche e grigie, opera dell' amico sarto Timo su modelli Auschwitz; berretto a bustina in tinta; grande triangolo rosa (marchio nazista per gli omosessuali nei lager) cucito sul petto; allusivo numero d' ordine: 1994; scarpe Reebock nere, anacronistiche ma utili perché "per correre via inseguito sono più comode degli zoccoli". I fotografi sono tutti per lui, i funzionari Digos scuotono il capo e sospirano, gli avevano consigliato di lasciar perdere, e invece... I poliziotti si mettono il casco e fanno cordone mentre le trombe del comizio riversano sulla piazza a mo' di ouverture il pomposo Wagner dei Maestri cantori. Quello di Buscaroli è un comizio pieno di citazioni dotte, di ricordi personali ("Sono un figlio dell' 8 settembre..."), poco trascinante e poco affollato: ma per il Msi, da sempre, i comizi bolognesi non contano per il cosa e per il quanti, bensì per il dove: Piazza Maggiore, agorà della sinistra, dimora dei pensionati rossi oggi cacciati senza che nessuno dicesse "ba", e perciò sacramentanti come non mai: "Che si debba vedere...". Duro da ingoiare, il primo comizio governativo del Msi nella città dei suoi eterni nemici. Per un po' se ne stanno buoni, i gay, dietro il loro striscione, protetti dal sacrario dei partigiani: "Vorrei vedere che ci cacciassero da qui - insorge Grillini - nessuno nega più ai fascisti la piazza, neanche la sinistra, ma se cominciano a negarla agli antifascisti...". Poi però si spostano, spuntano a sorpresa sul sagrato di San Petronio, proprio di fronte al palco dove Buscaroli sta lodando la "tenacia vittoriosa dei camerati" e "l' impetuosa, meravigliosa improvvisazione di Berlusconi". A questo punto dai gradini della basilica una quarantina di ultrasinistri iniziano il concerto, "fascisti carogne tornate nelle fogne", "Fini boia" eccetera. Scattano come molle sei o sette nerboruti ragazzi missini, ma arrivano prima i poliziotti, oltre il cordone volano solo insulti, "pervertiti, busoni, adesso nelle fogne ci siete voi", "Froci-froci", qualcuno anche: "Uccideteli". All' ennesimo "busoni" perde le staffe
Beppe Ramina, consigliere comunale verde, si butta, sta per partire la zuffa, interviene il gioielliere Arrigo Veronesi, Fiamma all' occhiello: "Dài, Beppe, non ce l' abbiamo con voi", "Veramente...". La polizia fa sgombrare, ma lo striscione gay è un' anguilla, rispunta un paio di volte qua e là nella piazza. "Ora basta", intima un funzionario di Questura. "Ancora tre scatti", ammicca Grillini tra i flash. "Insomma adesso siamo noi al governo, fateli tacere", urla un signore paonazzo. Ma ormai Buscaroli ha già finito, con un inno al "sacrosanto matrimonio" e uno sfottò: "Abbraccio tutti, anche voi laggiù, ma un abbraccio casto, sia chiaro". Molto rumore per nulla? "Questo Buscaroli non è folclore", spiega Paolo Hutter, anche lui candidato gay a Milano, "rappresenta il secondo partito di governo. Le sue non sono battute: sono programmi". -
MICHELE SMARGIASSI