appunti sulla vita,la morte, la cronaca, la politica gay e delle altre simpatiche forme di vita
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Un mio articolo da ildomani di Bologna del 6 agosto 2008
TRAGICI FALLIMENTI AL MERCATO DELLE RISORSE UMANE
Una ventina di racconti brevi. Verrebbe da dire, parafrasando il Fantozzi di Paolo Villaggio, tragici. Casi aziendali e casi umani: Renato Chierzi, che di gestione del personale ha molta esperienza, propone una raccolta di figure e situazioni tipiche di quelle comunità che sono i luoghi di lavoro, alla perenne ricerca del successo - disposte a sperimentare pressoché di tutto per raggiungerlo - e costantemente condannate al fallimento, anche quando l’Azienda - come la scrive Chierzi, per renderla al tempo steso impersonale e sovrastante come un Moloch - macina utili e assume personale. Il libro è Supermercato risorse umane, l’editrice delle 140 pagine è la trentina Curcu&Genovese, euro 12, la prefazione del presidente di Unipol Pierluigi Stefanini. Il fallimento del quale scrive Chierzi, velandolo di ironia paradossale, è quello dei meccanismi aziendali, dei protocolli di valutazione, dei premi legati agli utili conseguiti, delle dinamiche che legano e contrappongono i diversi soggetti che vanno a costituire quel particolare organismo sociale che è l’Azienda. Il fattore umano, le resistenze, le abitudini, le miserie caratteriali che scavano ben sotto il livello di superficie e, dopo anni o mesi, restituiscono un guscio svuotato, esseri umani avviliti, la tragedia, insomma, si fanno beffe di ogni strategia: gli obiettivi, quelli economici, si raggiungono, ma quelli umani si allontanano: è il capitalismo, baby. Sono le vite ad alta velocità e la messa in scena competitiva. Sono i simboli e le scenografie delle catene di comando. Sono le decisioni “difficili e sofferte”. Ma inevitabili.
I racconti di Chierzi, i suoi personaggi sempre sull’orlo di una crisi di nervi e sempre solidi, affidabili finché non crollano, fino a quando non hanno uno scatto d’incomprensibile ira, non sbarellano, insomma, sono anche utili casi aziendali, rompicapi dotati di soluzioni molto provvisorie il cui suggerimento è palindromo e ambiguo. Suona uguale, lo si può leggere da sinistra a destra e viceversa. Ma muta di significato a seconda del tono con cui lo si legge, del contesto. Perché, se il cambiamento costante e continuo dei punti di vista e delle metodologie nelle Aziende dovrebbe essere soluzione alle crisi, il modo per prevenirle e contrastarle, al tempo stesso è sintomo dell’insuccesso permanente, è nevrosi. Tanto da spingere a porsi la domanda più banale: vale la pena sbattersi tanto per giungere ad un nulla racchiuso nel denaro?
Chierzi questa domanda implicitamente la pone e vi risponde, a partire dalla scelta del titolo, “supermercato risorse umane”, visione di scaffali dove ognuno di noi è collocato col cartellino del prezzo e il codice a barre, per piccola parte individuo e per il resto oggetto intercambiabile in un mercato nel quale i valori che contano - si direbbe , imperscrutabilmente - prescindono dai sentimenti, dalle solidarietà.
Imprescrutabilmente, perché il responsabile del personale, il caporeparto, il collega, vorrebbero salvare quella creatura fragile che da dipendente modello nel giro di pochi giorni o poche ore, spesso per una lacerazione nelle geometrie degli affetti, si trasforma e d’improvviso timbra il cartellino in ritardo, tratta bruscamente i clienti, risponde con allegra ferocia alle telefonate, si infila un ago nel braccio e pompa gocce di eroina. Vorrebbero, ma non possono. Il modello al quale si è costreti è un altro, ha l’utile come stella polare e gli umani come risorse destinate alla funzione di alleviare l’inesauribile appetito.
E gli sforzi del responsabile del personale, la sua umanità, il suo desiderio di “fare il bene” di chi gli si presenta come problema, sono destinati ad infrangersi. Tragico fallimento. Un libro da leggere.
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